31 luglio 2017

Per fare un fiore ci vuole il mare (e i suoi sassolini)

luglio 31, 2017 1 Commenti
Ultimo giorno di luglio.
Ultimo post prima delle vacanze estive.
Col blog ci si rilegge a settembre, ci saranno molte novità, lo anticipo; novità alle quali sto pensando da tempo e che, in questa estate asciutta e calda, sto cercando di concretizzare. 

In testa ho molte idee e buoni propositi, in contatto diretto con cuore e mani. 
Settembre è il mio mese, un mese di nuovi inizi, ogni anno. Può forse in questo 2017 andare diversamente? No, voglio mantenermi costante almeno su questo.
Perciò, a dir la verità, non vedo l'ora che sia settembre, ma intanto c'è ancora tutto un mese in mezzo, un mese di feste, Alpi (sìììììììììììì!!!) e perfino un matrimonio. 

Il mio agosto sarà questo e sarà molto studio. Promesso.

Intanto oggi vi saluto con un'idea molto carina sulla destinazione dei sassolini che si raccolgono al mare, un'idea tutta in stile Fantanatura, come piace a me. 
Per fare un fiore, ebbene sì, ci vuole proprio una bella passeggiata in spiaggia. Toccherà sacrificarsi!

Io ho utilizzato questo "quadretto rustico fiorito" come decorazione per il giardino, ispirandomi all'idea poetica che avevo già pubblicato sul blog a marzo, in questo post.
Che cosa serve:
  • uno scarto di legno;
  • sassolini del mare;
  • smerigliatrice o carta vetrata;
  • colla forte;
  • pirografo;
  • flatting.

28 luglio 2017

Da dove la vita è perfetta [Silvia Avallone]

luglio 28, 2017 0 Commenti
Quando sono arrivata alla fine dell'ultimo romanzo di Silvia Avallone, Da dove la vita è perfetta, ho sorriso e tirato un sospiro di sollievo pensando che sì, finalmente questa scrittrice mi ha regalato un finale. Ho amato Acciaio, ho amato Marina Bellezza, ma non le loro conclusioni incerte. Questa volta, invece, sopresa: non c'è niente da interpretare, è tutto chiaro, finisce in quel modo lì, punto e basta. Ah, le certezze...come mi rassicurano. Evviva, grazie Silvia.

Questo è stato il mio primo pensiero a caldo.

Il secondo: che anche le donne, tutto sommato, sono meno frustrate e inette del solito. O almeno, acquistano consapevolezza e una vaga voglia di sognare pagina dopo pagina: all'inizio sono tutte, come sempre, dei casi umani.
C'è Adele, per esempio. Quasi diciotto anni e un pancione con una quasi bambina dentro, la chiama Bianca nel suo cuore, perché vorrebbe preservarne la purezza, anche se di fatto non ha i mezzi per poterlo fare. Sa che quando la metterà al mondo dovrà sparire dalla sua vita, il suo nome non comparirà mai in nessun foglio, le loro vite si separeranno. Perché è giusto così, che la sua Bianca abbia una vita migliore di quella che ha avuto lei.
C'è Dora poi, trentenne prof di lettere del liceo classico, priva di un arto, con una passione smodata per Dostoevskij e il desiderio ossessivo di diventare madre. Il matrimonio con Fabio è finalizzato ormai soltanto a quel concepimento negato dalla natura, non conta più niente per lei, se non può diventare madre. 

Sono loro le protagoniste indiscusse: lontane anni luce eppure con un punto di contatto, Zeno.
Zeno è il personaggio migliore di tutto il romanzo: nessun lato oscuro in lui, niente di malvagio, nessuna ombra. Vive ai Lombriconi (palazzi grigi e anonimi nell'immaginaria periferia emarginata di Bologna) con Adele, la osserva da anni in disparte, di lei scrive su un file Word senza mai averci parlato, perché lui si sente un narratore, uno che osserva la realtà da fuori, senza mai entrarci da protagonista. È l'unico del quartiere a frequentare il liceo classico, è il miglior studente di Dora.
Il liceo avrebbe dovuto farlo insieme a Manuel, il fidanzato di Adele che ha scelto di non essere mai il padre di Bianca, Manuel che ormai ha preso altre strade. Erano sempre stati amici, avevano avuto sogni di riscatto comuni (la casa editrice ZeMa, per esempio), si erano ripromessi di scrivere un libro insieme, di cancellare la loro vita di stenti e degrado, insieme. Invece le cose sono andate diversamente: Zeno ha continuato a percorrere la retta via, Manuel è diventato spacciatore. Entrambi vengono da famiglie disastrate. Entrambi hanno madri che, per motivi diversi, si trovano ad accudire. Entrambi amano i libri. Eppure non hanno entrambi la stessa fermezza, la stessa forza di volontà. Scelgono percorsi di vita diversi, purtroppo crescere è anche questo.
Il romanzo è un inno alla maternità: voluta, erronea, cercata fino allo sfinimento, mancante, biologica, adottiva.
È anche un inno alla paternità, anch'essa a volte rifiutata, a volte accettata per sfinimento, a volte scelta a tavolino, senza la genetica di mezzo.

Mi è piaciuto molto il libro, come gli altri della Avallone.
Bella la storia.
Bella la struttura che parte dalla fine, torna indietro con un lungo flashback di nove mesi, e riapproda alla fine, in modo inaspettato (e lieto, evviva!).
Belle le descrizioni della periferia abbandonata a se stessa.
Bella la voglia di riscatto che cresce nei protagonisti.
Bello il modo in cui vengono raccontate le mancanze di ognuno: l'arto mancante di Dora, i bulli di Fabio, i padri di Adele, Jessica, Manuel, Zeno; quelle mancanze con cui impariamo a convivere, ma che ci rendono sempre un po' schiavi delle insicurezze che avevamo un tempo, di quella solitudine, di quell'emarginazione, di quella ciccia in più, di quelle violenze.
Bello il finale che sembrava andare in una direzione, e invece no.
Bello Zeno che forse non avrà mai la carriera che sognava per lui la sua prof, ma che sarà felice perché avrà imparato ad amare.
Bella Adele che sceglie di amarsi un po' di più.
Bello Manuel, che si vendica, si pente, si consegna alla polizia. 

Sono sicura che, mentre Zeno ha scoperto com'è essere il protagonista, lui, sì proprio Manuel, abbia preso il suo posto di narratore. Questo è il suo libro, che profuma di sogni e riscatti.
Una seconda possibilità esiste per tutti.
Esiste per tutti un posto da dove la vita è perfetta.
Basta saperlo trovare.

26 luglio 2017

Crostatine di frutta bellissime e senza burro

luglio 26, 2017 0 Commenti
So che d'estate accendere il forno non è proprio l'ideale, ma garantisco che farlo per cuocere questi piccoli fiorellini di frolla ha il suo perché.
Perché sono bellissimi, ideali per un buffet.
Perché sono leggeri (niente burro nell'impasto, solo olio di girasole).
Perché sono rinfrescanti.

Certo, una crostatina tira l'altra, è giusto dirlo.

Io ho preparato le mie per il compleanno della Gufetta di casa, sì, la solita festa dei PJ Masks con cui vi ho fatto una testa così ultimamente. Proprio per adattare anche le crostatine ai colori dei Pigiamini ho scelto di decorarle con fragole, kiwi e prugne.
Che cosa serve per la frolla:
  • 2 uova;
  • 140 g di zucchero;
  • 120 g di olio di girasole;
  • 440g di farina;
  • 1 cucchiaino di lievito vanigliato;
  • la scorza grattugiata di un limone.

Che cosa serve per la farcitura:
  • 6 tuorli;
  • buccia di limone;
  • 500 ml di latte;
  • 60 g di farina;
  • 160 g di zucchero;
  • frutta.

24 luglio 2017

10 idee da Pinterest // Come usare gli stecchini dei gelati

luglio 24, 2017 0 Commenti
1) Scatolina, per confezionare un regalino in modo del tutto originale.
2) Ventaglietti di carta, magari da utilizzare come segnaposto.
3) Mini pallet sottobicchiere.
4) Portavaso di fiori, io lo vedrei bene come centrotavola estivo.
5) Segnalibri coi mici.
6) Quadretto di mare, tipo cartolina delle vacanze.
10) Staccionata porta tovaglioli, la vedo molto bene sulla tavola di casa mia, mi sembra un accessorio di campagna.

19 luglio 2017

PJ Masks party: come fare il numero decorativo tridimensionale di cartone

luglio 19, 2017 0 Commenti
Ogni festa di compleanno che si rispetti deve averlo: il numero decorativo degli anni compiuti.

A giugno la mia Gufetta (alias nipotina) ha compiuto la bellezza di 5 anni, un'età che a vederla da 22 anni di più mi sembra bellissima, con tutte le sue curiosità, domande, scoperte. 
Nel mio piccolo mi sono impegnata per rendere speciale la sua festicciola a tema PJ Masks, tema che alla fine mi ha soddisfatto molto più del precedente (Peppa Pig), anche perché il cartone dei Pigiamini è universale: amato sia dai maschietti che dalle femminucce.

Nei post precedenti ho già dato un paio di idee per una festa a tema PJ Masks fatta in casa, senza spendere un occhio della testa. 

Oggi invece vi mostro come ho fatto il numero 5, usando semplicemente carta e cartone.
È superfluo aggiungere che il procedimento può essere applicato per qualsiasi altro numero.
Che cosa serve:

  • cartone;
  • forbici;
  • nastro di carta;
  • colla a caldo;
  • carta crespa rossa, verde e blu;
  • disegni dei Pigiamini.

Come si fa
Dal cartone ritagliare due sagome uguali del numero 5 e tante strisce dela stessa altezza (le mie erano da 5 cm).
Con la colla a caldo fissare quest'ultime a una sagoma del cinque, sia nella zona interna che lungo il bordo.

Attaccare sopra la seconda sagoma del numero 5, poi chiudere tutti gli spazi vuoti ai bordi laterali con il nastro carta.
Aiutandosi ancora con la colla a caldo rivestire tutto con la carta crespa tagliata a strisce di circa 10/15 cm: iniziando dalla parte inferiore blu, proseguendo per quella centrale verde e terminando con quella più alta rossa.
Infine decorare coi tre Pigiamini.

17 luglio 2017

Guarda bello! // Capitolo 9 [Porto S.Stefano]

luglio 17, 2017 2 Commenti
Buongiorno!
Terzo lunedì del mese significa appuntamento con la rubrica Guarda bello! che non salta nemmeno a luglio.
Guarda bello! è una raccolta di piccole ispirazioni non collezionate su Pinterest né salvate su Facebook, ma trovate semplicemente in giro. La rubrica nasce per raccogliere tutti quegli scatti, spesso non bellissimi, nati sull'onda di una meraviglia assoluta, sull'onda di un'improvvisa voglia di creare qualcosa di simile, sull'onda di un'ispirazione, di due occhi spalancati, di un'esclamazione: Guarda bello! Una rubrica che tenta, in questo tempo quasi soltanto digitale, di essere il più fuori dagli schermi possibile.
Eccoci qui: in provincia di Grosseto, non molto lontani dalla destinazione dell'ultima volta
Nella "puntata precedente" avevo raccolto piccoli scorci colorati di Albinia, oggi invece andiamo nella cittadina di Porto S.Stefano, sdraiata sul promontorio del Monte Argentario, molto turistica e accogliente.

14 luglio 2017

La ri-fiorita di Castelluccio

luglio 14, 2017 2 Commenti
Quando viaggio mi dico sempre che sarebbe bello non avere radici, non sentirsi di nessun posto e quindi di tutti, che sarebbe un esperimento pazzesco cambiare vita ogni anno, conoscere ogni posto, ogni abitudine, ogni tradizione.
Eppure un paese ci vuole, anche solo per il gusto di andarsene via, come diceva Pavese.
E il mio paese è qui, al centro dell'Italia.
E le mie radici sono qui, fieramente umbre.
Domenica sono tornata, come ogni anno in questo periodo, sul tetto dell'Umbria, al mio angolo di regione (o forse di mondo) preferito: sono tornata a Castelluccio.

L'emozione è stata immensa. Immensa la gratitudine verso quei lavoratori che hanno permesso alla piana di rifiorire, nonostante la lentezza dello Stato, nonostante le macerie, il terremoto, la paura, nonostante il caldo e la siccità.

Per me, che lì sono andata fin da quando ero bambina, era importante ritornarci, il prima possibile. Lì, ai piedi di un Vettore spaccato, tra papaveri e fiordalisi.
Lì, dove la potenza della natura si è manifestata in tutta la sua forza, distruggendo case, allevamenti, strade, sorgenti dell'acqua, montagne.
Lì, in un paese divenuto fantasma, che quest'estate non pullulerà di gente come al solito.
Lì, dove il sole cuoce nonostante l'altitudine.
Lì, con centinaia di foto scattate in pochi minuti.
Lì, tra lenticchie che saranno buonissime.
Lì, dove la rinascita è ancora un miraggio e gli ostacoli da superare davvero tanti.
Lì, dove i fiori sono tornati comunque a sbocciare.

Lì dove sono tornata anche io, col cuore fratturato, come la mia terra.
Grazie ai contadini e a tutti coloro che hanno lottato e lavorato e faticato per regalare al proprio paese, alle mie radici, una rifiorita.

Visitate l'Umbria, se potete.

12 luglio 2017

Come fare la torre dei veicoli dei PJ Masks

luglio 12, 2017 0 Commenti
Col mese di luglio manderò il blog in vacanza.
Ho intenzione di completare il rinnovamento che ho iniziato e di concentrarmi su molti progetti che mi frullano in testa. A questo proposito (chi mi segue su Instagram già lo sa) ho lanciato la mia newsletter all'inizio del mese di luglio, ho intenzione di spedire lettere una o due volte al mese, per raccontarvi i progetti legati al mio sogno di CartolElya, per condividere ispirazioni, colori, regalini e anteprime speciali.

Iscrivetevi a questo link!

Per fare tutto ciò ho bisogno di staccare, credo che il mese di agosto sia l'ideale, spero di riuscire a essere produttiva nonostante la festa della "mia" proloco e nonostante la vacanza. Ah, e il matrimonio di mia cugina. Forse pensandoci no, non sarà il mese giusto, ahah.

Comunque.

Nelle due settimane che separano il blog dalla sua messa in pausa troverete ancora i post con la solita puntualità: il lunedì e il mercoledì, saranno post prevalentemente orientati all'allestimento di una festa a tema Pj Masks, festa che ho addobbato a inizio giugno per la mia nipotina.

La scorsa settimana vi ho già mostrato come fare maschere e braccialetti dei Pigiamini senza cucire niente e spendendo poco. 
Oggi vi mostro come creare la torre dei veicoli (Gufoliante, Gattomobile e Gecomobile) da usare come decorazione per la tavola. Si può ben dire che sia un progetto di riciclo creativo, la struttura infatti è stata costruita con due barattoli di ginseng e il cartone interno di un rotolo di nastro adesivo.

Ora mostro tutto.
Che cosa serve:

  • due barattoli di ginseng;
  • il cartone centrale di un rotolo di nastro adesivo;
  • cartoncino marrone;
  • cartoncino rosso;
  • cartoncino verde;
  • cartoncino blu;
  • colla a caldo.

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