25 settembre 2017

Biglietti d'auguri fatti a mano per atlete di ginnastica ritmica

settembre 25, 2017 0 Commenti
Il primo biglietto a tema ginnastica ritmica reinterpretata col quilling l'ho creato per mia cugina, che di questo sport è stata prima atleta e poi insegnante. 

Non appena ha preso forma la prima sportiva col cerchio però, la curiosità di vedere come sarebbero venuti gli altri attrezzi è stata forte, così forte che la sera dopo erano tutti pronti: cerchio, nastro e palla. Ho scelto i più rappresentativi e i miei preferiti, diciamocelo. 
Ricciolo dopo ricciolo hanno preso il volo le farfalle azzurre, medaglia d'oro ai 5 cerchi nell'ultimo mondiale disputato a Pesaro. 
Le mie farfalle azzurre, quelle fatte di carta, le trovate da alcuni giorni nella CartolElya.
I colori sono personalizzabili in ogni componente (base del biglietto, body della ginnasta e attrezzo), li scegliete voi al momento dell'acquisto.
I biglietti sono quadrati di 10 cm di lato, in copertina è applicato un secondo quadrato bianco di 9 cm di lato sul quale è realizzata la ginnasta con la tecnica del quilling e l'attrezzo scelto.
L'interno è rifinito con un cerchio bianco decorato con due cuoricini dello stesso colore della base del biglietto: è questo lo spazio in cui scrivere il messaggio. 
Per finire, un pizzico di poesia sportiva anche nel blog di una pigrona, quale sono io.
Guardatelo e iniziate meglio questo lunedì!

20 settembre 2017

In CartolElya • I Quadrotti d'autunno

settembre 20, 2017 0 Commenti
Era d'estate quel giorno in cui ho pensato ai Quadrotti d'autunno per la prima volta.
Fuori faceva un caldo incredibile, sudavo anche se ero praticamente nuda, al buio della mia camera. 
Quel giorno avevo solo un desiderio: che settembre arrivasse presto, coi suoi colori, le giornate più corte, la temperatura più umana.

Con questo spirito qui sono nati i miei Quadrotti d'autunno, il primo prodotto che ho inserito sugli scaffali della CartolElya (la mia bottega di campagna).
Eccoli qui.
Le collane “Quadrotti d'autunno” sono formate da un ciondolo di carta attaccato a un filo di catenelle in filato ecru, anch'esso fatto da me all'uncinetto, il tutto rifinito da una perlina di legno.
I ciondoli sono una composizione di quadrati origami e riccioli ispirati alla tecnica del quilling
La carta ha grammatura 135 g/ m² e, durante la lavorazione, è stata resa più resistente grazie all'utilizzo di una colla trasparente e indurente. 
Una volta completato, il ciondolo è stato rifinito con una passata di lucido che gli dona lucentezza. 
La collana è lunga circa 80 cm, non ha il gancio per la chiusura, quindi è molto comoda da indossare.
Per realizzare queste collane di carta mi sono lasciata ispirare dalla natura autunnale; i ciondoli della collezione sono infatti combinazioni diverse degli stessi colori: rosso, rosso bordeaux, giallo, arancione, marrone, tortora, beige. 
A guardarli tutti insieme sembrano un bosco in lontananza. 

Il cordoncino ecru mantiene anch'esso l'idea di un gioiello selvaggio, ecologico e sostenibile, completamente immerso nella campagna e nella natura dell'Italia centrale. 
I “Quadrotti d'autunno” sono l'ideale per gli amanti dei boschi, dei colori caldi, per chi ama passeggiare in mezzo alla natura, senza fretta. Come le conchiglie che, se appoggiate all'orecchio, fanno ascoltare il rumore del mare, così i Quadrotti rimandano immediatamente al fruscio del vento tra le fronde degli alberi o allo scricchiolio delle foglie morte, sotto ai nostri piedi. 
Sono gioielli che profumano di libertà, di anticonvenzionale, di bellezza acqua e sapone. Sono il regalo giusto per chi trova che sia a settembre il vero Capodanno, per chi ha voglia di un cambiamento adesso, sul ciglio dell'autunno. I Quadrotti lo propizieranno!

Pur essendo amanti dei temporali e dei pomeriggi passati in casa a sorseggiare un buon tè leggendo un libro, i “Quadrotti d'autunno”, essendo gioielli di carta, devono essere tenuti alla larga dall'acqua (sopportano giusto un piccolo contatto).


Ogni pezzo è interamente fatto a mano, perciò unico nel mondo.
Felice autunno a tutti!

18 settembre 2017

Guarda bello! // Capitolo 10 [Le cassette della posta in Valle d'Aosta]

settembre 18, 2017 2 Commenti
Credo di averlo scritto praticamente ovunque, ma oggi lo ribadisco ancora: ad agosto sono stata in vacanza in Valle d'Aosta ed è stato, da parte mia, tutto un Guarda bello!.
Archimede spesso parlava per metri e metri da solo pensando che fossi lì con lui salvo poi accorgersi che ero ferma, ancora, di fronte all'ennesimo fiore, di fronte all'ennesimo balcone con le ringhiere dalle strane forme, di fronte all'ennesimo paesaggio. 
Lui molta pazienza, io quasi 4000 foto (no, non ho messo uno zero di troppo).
Morale della favola: ho materiale sufficiente per tutti i Guarda bello! (la rubrica che ha sede sul mio blog ogni terzo lunedì del mese) da qui alla prossima vacanza! 
Guarda bello! è una raccolta di piccole ispirazioni non collezionate su Pinterest né salvate su Facebook, ma trovate semplicemente in giro. La rubrica nasce per raccogliere tutti quegli scatti, spesso non bellissimi, nati sull'onda di una meraviglia assoluta, sull'onda di un'improvvisa voglia di creare qualcosa di simile, sull'onda di un'ispirazione, di due occhi spalancati, di un'esclamazione: Guarda bello! Una rubrica che tenta, in questo tempo quasi soltanto digitale, di essere il più fuori dagli schermi possibile.
Niente paura però: oggi mi occuperò solo delle mie esclamazioni di meraviglia davanti alle cassette della posta, un tema particolarmente caro a una feticista della carta come è la sottoscritta.

La prima tappa è stata a Cogne, nel Parco Nazionale del Gran Paradiso. Che vi devo dire? Fiori ovunque, acqua, verde, un'atmosfera da paese delle fiabe. 
Conoscevo Cogne già per fama, perciò mi aspettavo che fosse un piccolo gioiello incastonato nelle Alpi, ma non posso dire la stessa cosa di Gressoney-Saint-Jean. Siamo approdati in questo paese dove i Savoia trascorrevano le loro vacanze proprio per visitare il castello della regina Margherita (un castello a cui Walt Disney dev'essersi sicuramente ispirato) e ci siamo trovati ai piedi del massiccio del Monte Rosa, accanto al torrente Lys, in un luogo perfetto per colori, decori, dettagli. A Gressoney, che in sintesi è stata una stupenda sorpresa, ho detto ad Archimede che vorrei che la nostra fosse una casa walser, di pietre e legno, colori e allegria.
Sto divagando.
Torniamo all'argomento del post: le cassette delle lettere, mi sembra di ricordare.
A seguire le più belle che ho visto a Gressoney.
Per la serie: il postino bussa anche alle case dei ricchi, perfino nella lussuosa e scicchissima Courmayeur ho individuato un paio di cassette postali per niente male e molto ispirazionali.
Quanta nostalgia di quei posti, mamma mia.
Spero di riuscire a scrivere un diario della vacanza più dettagliato pian pianino, perché davvero: la Valle d'Aosta mi ha fatto innamorare.

Intanto, buon lunedì e buona settimana!

13 settembre 2017

Come cucire un porta buste della spesa

settembre 13, 2017 0 Commenti
Era quasi Pasqua e stavo cercando un regalino da fare ai miei, rigorosamente handmade e nemmeno troppo impegnativo visti i tempi non più tanto larghi. Per ottimizzare risultati e ore lavorative il cucito mi appare sempre ideale, così ho avuto un'idea: perché non realizzare un porta buste della spesa da appendere in cucina? 
Detto fatto, ho subito dato il via alla ricerca di un tutorial, che, con mia somma gioia, mi ha condotto al blog di Sara di Sogni risplendono
La conoscevo già, da moltissimo tempo, perché quando ho cercato donne artigiane alle quali ispirarmi, tra le tante ho trovato lei, che cuce giochi e accessori per bambini davvero meravigliosi, oggi completi anche di marchio CE (guardate qui!). 
A pelle (si può parlare di pelle nel mondo virtuale?) mi è piaciuta immediatamente. Il suo mondo colorato, fatto di creatività, di amore, di forno acceso e genuina semplicità l'ho immediatamente percepito come molto affine al mio, così non ho mai smesso di seguirla, di leggerla e di apprezzarla.
Trovare il tutorial del porta sacchetti che volevo fare sul suo blog mi ha fatto sorridere e interrompere immediatamente le ricerche. 

Che cosa serve:
  • riquadro di stoffa gialla;
  • piccoli ritagli di pannolenci rosso;
  • rettangolo di stoffa rossa a fiori di 50x52 cm;
  • filo nero e ago da ricamo;
  • due rettangoli di stoffa a quadri arancioni di 50x12 cm;
  • 30 cm di elastico;
  • rettangolo di stoffa per la fodera  di 50x71 cm;
  • nastrino giallo.

Come si fa
Rispetto al progetto originale non ho cambiato nemmeno la decorazione: ho lasciato anche io la gallina di Sara, perfetta per la mia casa in campagna, dove anche le uova sono, per nostra fortuna, a chilometro zero (direttamente dal pollaio).


Proprio dalla gallina bisogna partire per cominciare il porta sacchetti. Dal tutorial di Sogni risplendono ho stampato il disegno, poi l'ho ritagliato e riportato sul rovescio di una stoffa gialla, piegata ovviamente dritto contro dritto. Ho ritagliato la sagoma lasciando un po' di margine, poi ho inserito al centro tra i due dritti la cresta, il becco e i bargigli (ricavati da piccoli ritagli di pannolenci rosso), ho fissato con gli spilli e cucito lungo i margini al rovescio. Dopo aver praticato un buco sul retro della gallina (la parte che cuciremo al sacchetto e che perciò non si vedrà) ho risvoltato la gallina e applicato l'ala. 

La gallina va applicata al centro del rettangolo di 50x52 cm di stoffa che avremo scelto per l'esterno del porta sacchetti. Io ho usato una stoffa rossa a fiorellini.
Una volta cucita la gallina, ricamarle l'occhio e le zampe con del filo nero.
A questo punto bisogna procedere cucendo le estremità del porta sacchetti.
Io ho usato una stoffa a quadri arancioni, ritagliata in due rettangoli da 50x12 cm.
Con la stoffa rossa a fiorellini rivolta verso l'alto disporre i due rettangoli arancioni dritto contro dritto sulla parte superiore e su quella inferiore del porta sacchetti, cucendo i bordi.
A questo punto avremo ottenuto un rettangolo più grande di quello iniziale.
Piegarlo a metà lungo il lato più lungo e cucire il lato esterno, in modo da formare un cilindro.
Passare alla fodera.
Prendere un rettangolo di stoffa di 50x71 cm, piegarlo a metà e cucirlo lungo il lato lungo lasciando due aperture di 1,5 cm a 10 cm dai bordi inferiore e superiore, da cui faremo passare poi l'elastico.
Ora comincia la parte più complicata del lavoro, complicata almeno finché non si capisce bene la logica dei passaggi.

Allora: bisogna inserire il cilindro esterno del porta sacchetti dentro il cilindro della fodera, in modo che, come al solito, ci sia la combinazione dritto contro dritto. Tra le due stoffe occorre inserire anche, in questo momento, il nastrino giallo per formare l'asola con cui il porta sacchetti sarà appeso al muro.
Una volta sistemati tutti i pezzi correttamente bisogna cucirli insieme. 
In particolare bisogna cucire tutto il perimetro delle due aperture del cilindro, come mostrato nella foto sottostante.
È importante ricordarsi di lasciare un'apertura per risvoltare il lavoro, apertura che poi chiuderemo a mano in un secondo momento.
Siamo giunti quasi alla fine.
Ora non resta che cucire due righe in corrispondenza delle due aperture lasciate nella fodera per il passaggio dell'elastico. 
Infine inserire l'elastico aiutandosi con una spilla da balia.
Et voilà, il porta sacchetti è pronto per rallegrare le nostre cucine!
Riempiamolo tutto e ricordiamoci di riciclare tutto quello che possiamo riciclare.

Se ci sono passaggi poco chiari scrivete pure i vostri dubbi nei commenti, grazie.

Buon mercoledì!

11 settembre 2017

Mucca amigurumi // Schema

settembre 11, 2017 0 Commenti
Qualche giorno fa io e Archimede abbiamo festeggiato i nostri primi due anni insieme. Quando dico festeggiato non penso a cene di lusso, regali brillanti o chissà che cosa. Io sono molto più semplice e, direbbe lui, anche poco romantica (ma con le dovute eccezioni). Quindi sì, evviva, sono due anni che stiamo insieme, ma non c'è bisogno, a mio modo di vedere cinico, di riempire bacheche facebook di cuori e roba simile. 

A me piace che a saperlo siamo noi due, che quella sera ci guardiamo negli occchi e pensiamo a che cosa stavamo dicendo e facendo quella stessa sera del 2015, che sorridiamo ricordando le emozioni, le cose belle, i viaggi fatti insieme; a me piace pensare alla me di prima e giocare a trovare le differenze, perché ce ne sono eccome.
Altroché se siamo cresciuti.

Per esempio, Archimede mi ha fatto conoscere le mucche. Io ho sempre vissuto in campagna in mezzo agli animali, ma le mucche non le ho mai avute. La sua famiglia invece alleva chianine, di razza selvatica come me, diffidenti e un po' scontrose, chianine che quasi mai si lasciano avvicinare, figuriamoci accarezzare.
Lo prendo sempre in giro, io. Gli dico che ha le mucche antipatiche e anche tristi, tutte bianche bianche, senza un po' di colore.
Ormai è diventato un gioco il nostro, io tifo sempre per le frisone (le mucche del mio immaginario, quelle bianche con le macchie nere), per questo dentro l'uovo di Pasqua quest'anno gli ho messo anche una frisona amigurumi.

Guai a chi dice che le sue chianine sono più simpatiche della mia frisona a uncinetto!
Oltre che carina da vedere, la mia frisona, a differenza delle sue chianine, si lascia anche accarezzare!
Certo non si può mangiare, ma questo è davvero l'unico difetto.
Ne volete adottare una anche voi?
Lo schema lo trovate qui, nella mia bottega di campagna.
Buona lettura e buon uncinettamento!

6 settembre 2017

Cake design: una torta di compleanno coi porcini

settembre 06, 2017 0 Commenti
Settembre è un mese denso di compleanni nella mia famiglia: il primo è quello del babbo, che è stato ieri.
Quest'anno per lui ho realizzato una torta milanista, ma un paio di anni fa mi sono cimentata in un'opera di cake design che mi ha particolarmente soddisfatta: un dolce dai toni autunnali e decisamente da fungaiolo, quali siamo noi due.

Eccolo qui, un pinguino farcito con triplo strato di panna e nutella, poi ricoperto con la pasta di zucchero gialla. 
Ho decorato tutto il bordo con un insieme di foglie cadute, dai caldi toni della stagione che sta per arrivare, mentre sulla parte superiore ho spennellato un po' di cioccolato fondente sciolto a bagnomaria per creare l'effetto della terra.

Sopra al cioccolato non ancora tirato ho aggiunto i tre porcini, lavorati con pasta di zucchero bianca e marrone. Ho unito i gambi e i cappelli con uno stecchino, infine, una volta che i funghi erano già stati posizionati sul dolce, ho spennellato ancora un pochino di cioccolato fondente in fondo ai gambi.
Sperando che sia una stagione ricca di porcini, vi auguro buona giornata!

4 settembre 2017

Card in a box da boscaioli

settembre 04, 2017 0 Commenti
Come ho accennato negli ultimi giorni l'estate è stata ricca di novità (la CartolElya in primis, poi la nuova grafica, il nuovo logo che ha preso le sembianze di un geco e tanto altro), ma tutti questi cambiamenti non vorrei che intaccassero la mia gestione del blog.
Ho tutta l'intenzione di andare avanti come prima, due post a settimana (il lunedì e il mercoledì) più varie ed eventuali magari il venerdì, senza impegno.

Così, in questo primo lunedì di settembre, rimetto in moto il blog, ne ho proprio voglia.
Il primo post della nuova stagione è fatto giustamente di carta.
Oggi mostrerò una card in a box personalizzata per un boscaiolo, molto originale devo ammetterlo. Mi faccio i complimenti da sola per l'idea, perché questo è stato il biglietto che ho fatto per l'ultima festa del babbo, a marzo.
Che cosa serve:

  • cartoncino rosso bordeaux per la struttura;
  • un "pattern di legno", facilmente rintracciabile con una ricerca su Google;
  • cartoncino azzurro, bianco, verde, marrone;
  • colori;
  • colla e biadesivo.

Come si fa
Ho realizzato innanzitutto la struttura della card in a box, come spiegato qualche mese fa in questo post, usando un cartoncino rosso bordeaux.
Nel caso di questa struttura ho scelto di eliminare la faccia che sarebbe stata "l'ala davanti", poi ho decorato le due ali laterali con dei quadrati di carta stampata con un pattern legnoso.

Nella parte inferiore ho creato uno sportello apribile, dietro il quale nascondere il messaggio d'auguri.

Dietro, sullo sfondo, ho applicato un cielo con qualche nuvoletta.
A questo punto mi sono finalmente dedicata al riempimento della parte centrale, il momento della creazione per me più divertente.

Tre alberi sono spuntati immediatamente in fondo.
Su un cartoncino bianco ho disegnato e poi colorato una motosega, un metro di legna, un cespuglio, un tronco tagliato e un fuoco acceso.
Dopo aver ritagliato tutte le figure, le ho attaccate alle strisce centrali col biadesivo.
Che ne dite?
Il bello dei lavori fatti a mano è che possono essere creati su misura per ogni occasione!

1 settembre 2017

CartolElya // Festa di inaugurazione

settembre 01, 2017 3 Commenti
1 settembre 2016: nasceva questo blog.
1 settembre 2017: nasce la CartolElya.
La porta è aperta, qui.
All'ingresso c'è un geco protettore dei sogni, dentro ci sono io, coi miei capelli ricci, le mani impegnate nella costruzione di chissà che cosa, forse con un po' di musica in sottofondo, sicuramente con qualche dolcetto intorno da sgranocchiare.

La CartolElya è la mia bottega di campagna. 
Immaginatela immersa nel verde, immaginatela col sottofondo delle cicale che friniscono d'estate o con la tramontana che fischia alla finestra a Nord, d'inverno. 
Immaginatela come un luogo raccolto, dove è bello entrare anche solo per un saluto, anche solo per un caffè insieme (io berrei sicuramente ginseng o tè ai frutti rossi). 
Immaginatela piena di libri e disordine, piena di storie da raccontare e da ascoltare. 
Immaginatela con me dentro, impegnata a ritagliare, incollare, fare l'uncinetto. 

Mi troverete sempre con le mani indaffarate, pronte a creare l'ennesima idea che mi passa per la testa (oppure a dondolare sull'amaca o davanti al camino acceso). 

La CartolElya è così: un posto bello e accogliente, dove assaporare la genuinità delle cose fatte a mano, chiacchierare e scoprire che è bello regalare (e regalarsi) una coccola, di tanto in tanto. 
Le coccole che troverete qui saranno soprattutto di carta e cotone, con un sempre presente riferimento alla mia natura umbra.

Dato che la mia bottega di campagna vorrei che fosse come quelle che c'erano una volta nei paesini, quelle che i centri commerciali hanno spazzato via, quelle in cui entravi e dietro al banco c'era una persona che aveva voglia di conoscerti, che già ti conosceva, che magari sapeva già se il giovedì volevi solo una fila di pane o anche il salame, ecco, proprio perché vorrei che la CartolElya diventasse un luogo così, intimo, fatto di persone vere, di bisogni e sogni, di esigenze diverse da ascoltare e forse accogliere, ecco, per questa idea un po' all'antica e di campagna che ho, se vi va di scrivermi, chiedermi informazioni, dirmi solo buongiorno, fatelo pure all'indirizzo lelycuriosa[chiocciola]gmail.com . Io ne sarei onorata e felice.

E ora, non mi resta che darvi il benvenuto, spero vi possiate trovare bene.

>>> Entrate.

31 agosto 2017

Proteggere i sogni

agosto 31, 2017 0 Commenti
È appollaiato lassù in alto da un paio di mesi, si è trasformato nella "C" di curiosa prima e nella "C" della CartolElya poi, CartolElya che da domani aprirà i battenti a questo link
Se conoscete la mia pagina facebook, siete iscritti alla mia newsletter o mi seguite su Instagram sapete già di che cosa sto parlando oggi, in questa fine agosto che mi vede con le valigie appena sfatte, quasi 4000 foto da riguardare, la Valle d'Aosta ancora negli occhi e nel cuore (troppo, troppo, troppo bella!!!) e la vendemmia cominciata con un mese di anticipo che mi tiene in mezzo al campo ogni mattina.

Moltissime emozioni in questo periodo, mi capita di perdere il filo dei discorsi e dei pensieri.

Allora, stavo dicendo. 
Lassù appollaiato, in cima al blog e anche logo dei prodotti che nasceranno nella mia bottega di campagna, la CartolElya appunto, c'è un geco. Pensa che ti ripensa ho scelto di essere rappresentata proprio da questo animaletto qui.

Perché?
Provo a raccontarlo.
L'idea, involontariamente, è stata della mia nipotina. Sono mesi che si è fissata col cartone dei Pigiamini, è così dentro alla questione che spesso veste proprio i panni di Gufetta per recitare le varie puntate. Indovinate con chi lo fa? Ebbene sì, con me. Lei ha deciso mesi fa che io sarei stata Geco e da allora praticamente solo ogni tanto si ricorda di chiamarmi "zia" o "Elisa". No, da gennaio o giù di lì, io per lei e un po' per tutti in famiglia sono diventata Geco.

L'idea per la scelta del logo è nata così. 

Poi, ovviamente, si è evoluta.

Conoscevo il significato portafortuna del geco, ma ne ignoravo moltissimi altri, che, a dir la verità, mi sono piaciuti ancora di più.
Ho scoperto che il geco rappresenta anche la rigenerazione, la capacità di adattamento e di sopravvivenza. Con tenacia e coraggio il geco insegna che bisogna trovare il modo per andare avanti anche nei momenti più difficili.
I nativi americani vedevano in "lui" non solo un simbolo di buon augurio, ma anche un animaletto in grado di tenere uniti gli innamorati e di proteggere i sognatori.

Avevo bisogno di qualcuno che proteggesse i miei sogni e mi aiutasse a trovare una strada per andare avanti. 
Il "mio" geco rappresenta questo, un buon augurio a me stessa e a questa nuova avventura, che partirà domani.

Domani avrò una CartolElya. Avrò La CartolElya. 
Ve la racconterò con un nuovo post, vi aspetto per l'inaugurazione.

Nel frattempo ricordiamoci di proteggerli sempre, i nostri sogni.

A domani!

31 luglio 2017

Per fare un fiore ci vuole il mare (e i suoi sassolini)

luglio 31, 2017 2 Commenti
Ultimo giorno di luglio.
Ultimo post prima delle vacanze estive.
Col blog ci si rilegge a settembre, ci saranno molte novità, lo anticipo; novità alle quali sto pensando da tempo e che, in questa estate asciutta e calda, sto cercando di concretizzare. 

In testa ho molte idee e buoni propositi, in contatto diretto con cuore e mani. 
Settembre è il mio mese, un mese di nuovi inizi, ogni anno. Può forse in questo 2017 andare diversamente? No, voglio mantenermi costante almeno su questo.
Perciò, a dir la verità, non vedo l'ora che sia settembre, ma intanto c'è ancora tutto un mese in mezzo, un mese di feste, Alpi (sìììììììììììì!!!) e perfino un matrimonio. 

Il mio agosto sarà questo e sarà molto studio. Promesso.

Intanto oggi vi saluto con un'idea molto carina sulla destinazione dei sassolini che si raccolgono al mare, un'idea tutta in stile Fantanatura, come piace a me. 
Per fare un fiore, ebbene sì, ci vuole proprio una bella passeggiata in spiaggia. Toccherà sacrificarsi!

Io ho utilizzato questo "quadretto rustico fiorito" come decorazione per il giardino, ispirandomi all'idea poetica che avevo già pubblicato sul blog a marzo, in questo post.
Che cosa serve:
  • uno scarto di legno;
  • sassolini del mare;
  • smerigliatrice o carta vetrata;
  • colla forte;
  • pirografo;
  • flatting.

28 luglio 2017

Da dove la vita è perfetta [Silvia Avallone]

luglio 28, 2017 0 Commenti
Quando sono arrivata alla fine dell'ultimo romanzo di Silvia Avallone, Da dove la vita è perfetta, ho sorriso e tirato un sospiro di sollievo pensando che sì, finalmente questa scrittrice mi ha regalato un finale. Ho amato Acciaio, ho amato Marina Bellezza, ma non le loro conclusioni incerte. Questa volta, invece, sopresa: non c'è niente da interpretare, è tutto chiaro, finisce in quel modo lì, punto e basta. Ah, le certezze...come mi rassicurano. Evviva, grazie Silvia.

Questo è stato il mio primo pensiero a caldo.

Il secondo: che anche le donne, tutto sommato, sono meno frustrate e inette del solito. O almeno, acquistano consapevolezza e una vaga voglia di sognare pagina dopo pagina: all'inizio sono tutte, come sempre, dei casi umani.
C'è Adele, per esempio. Quasi diciotto anni e un pancione con una quasi bambina dentro, la chiama Bianca nel suo cuore, perché vorrebbe preservarne la purezza, anche se di fatto non ha i mezzi per poterlo fare. Sa che quando la metterà al mondo dovrà sparire dalla sua vita, il suo nome non comparirà mai in nessun foglio, le loro vite si separeranno. Perché è giusto così, che la sua Bianca abbia una vita migliore di quella che ha avuto lei.
C'è Dora poi, trentenne prof di lettere del liceo classico, priva di un arto, con una passione smodata per Dostoevskij e il desiderio ossessivo di diventare madre. Il matrimonio con Fabio è finalizzato ormai soltanto a quel concepimento negato dalla natura, non conta più niente per lei, se non può diventare madre. 

Sono loro le protagoniste indiscusse: lontane anni luce eppure con un punto di contatto, Zeno.
Zeno è il personaggio migliore di tutto il romanzo: nessun lato oscuro in lui, niente di malvagio, nessuna ombra. Vive ai Lombriconi (palazzi grigi e anonimi nell'immaginaria periferia emarginata di Bologna) con Adele, la osserva da anni in disparte, di lei scrive su un file Word senza mai averci parlato, perché lui si sente un narratore, uno che osserva la realtà da fuori, senza mai entrarci da protagonista. È l'unico del quartiere a frequentare il liceo classico, è il miglior studente di Dora.
Il liceo avrebbe dovuto farlo insieme a Manuel, il fidanzato di Adele che ha scelto di non essere mai il padre di Bianca, Manuel che ormai ha preso altre strade. Erano sempre stati amici, avevano avuto sogni di riscatto comuni (la casa editrice ZeMa, per esempio), si erano ripromessi di scrivere un libro insieme, di cancellare la loro vita di stenti e degrado, insieme. Invece le cose sono andate diversamente: Zeno ha continuato a percorrere la retta via, Manuel è diventato spacciatore. Entrambi vengono da famiglie disastrate. Entrambi hanno madri che, per motivi diversi, si trovano ad accudire. Entrambi amano i libri. Eppure non hanno entrambi la stessa fermezza, la stessa forza di volontà. Scelgono percorsi di vita diversi, purtroppo crescere è anche questo.
Il romanzo è un inno alla maternità: voluta, erronea, cercata fino allo sfinimento, mancante, biologica, adottiva.
È anche un inno alla paternità, anch'essa a volte rifiutata, a volte accettata per sfinimento, a volte scelta a tavolino, senza la genetica di mezzo.

Mi è piaciuto molto il libro, come gli altri della Avallone.
Bella la storia.
Bella la struttura che parte dalla fine, torna indietro con un lungo flashback di nove mesi, e riapproda alla fine, in modo inaspettato (e lieto, evviva!).
Belle le descrizioni della periferia abbandonata a se stessa.
Bella la voglia di riscatto che cresce nei protagonisti.
Bello il modo in cui vengono raccontate le mancanze di ognuno: l'arto mancante di Dora, i bulli di Fabio, i padri di Adele, Jessica, Manuel, Zeno; quelle mancanze con cui impariamo a convivere, ma che ci rendono sempre un po' schiavi delle insicurezze che avevamo un tempo, di quella solitudine, di quell'emarginazione, di quella ciccia in più, di quelle violenze.
Bello il finale che sembrava andare in una direzione, e invece no.
Bello Zeno che forse non avrà mai la carriera che sognava per lui la sua prof, ma che sarà felice perché avrà imparato ad amare.
Bella Adele che sceglie di amarsi un po' di più.
Bello Manuel, che si vendica, si pente, si consegna alla polizia. 

Sono sicura che, mentre Zeno ha scoperto com'è essere il protagonista, lui, sì proprio Manuel, abbia preso il suo posto di narratore. Questo è il suo libro, che profuma di sogni e riscatti.
Una seconda possibilità esiste per tutti.
Esiste per tutti un posto da dove la vita è perfetta.
Basta saperlo trovare.

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