20 gennaio 2017

# Libri

L'amante giapponese [Isabel Allende]

L'amante giapponese, ultimo romanzo di Isabelle Allende, non è una storia: è mille storie.
È la storia della passione tra Alma Belasco e Ichimei Fukuda. È la storia del loro amore, mai vissuto alla luce del sole eppure, forse proprio per questo, eterno. È un sentimento che sfugge alle leggi razziali, che sfugge al buon senso e alle affinità elettive, che sfugge alle leggi del tempo che passa, che non ha perché eppure dura, contro ogni convenzione e convinzione.

È la storia della famiglia ebrea dei Mendel, che la Shoah separa irrimediabilmente. I genitori tentano di salvare la loro bambina mandandola via dalla Polonia, fino all'America, dove l'attendono dei parenti facoltosi e generosi, i Belasco.

È la storia di Nathaniel e Alma, cresciuti insieme come fratelli, amici, confidenti, migliori amici, coniugi, amanti, che si sopportano e supportano a vicenda fino a conoscere l'uno dell'altro tutti i segreti più scandalosi.

È la storia della prigionia cui furono sottoposti i giapponesi negli Stati Uniti dopo l'attacco a sorpresa a Pearl Harbor (se l'argomento vi incuriosisce vi consiglio di leggere Il gusto proibito dello zenzero di Jamie Ford).

È la storia di un uomo che capisce di essere omosessuale quando ancora l'omosessualità era vista con disgusto da tutta la società. È la storia di una malattia da nascondere, l'AIDS, spacciata per cancro, ugualmente letale.

È la storia di come si invecchia, di come si diventa, di come ci si perda o si ritorni indietro, all'origine di come eravamo, con la fedeltà più alta al nocciolo di noi stessi.
È una riflessione sulla vecchiaia, sul coraggio che richiede andare avanti pur sapendo di avere davanti solo la morte.

È una storia di pedofilia.

È la storia di Irina Bazili, che come Alma ha attraversato l'Atlantico, che come lei ha lasciato l'Europa e ora vive a San Francisco e lavora a Lark House, la casa di riposo dove l'autosufficiente e vispissima ottantenne Alma Belasco ha deciso di trascorrere gli ultimi anni della propria vita.

È la storia del loro incontro, quello di Alma e Irina, che dà l'input a tutte le altre novecentonovantanove.
Questo libro mi è stato regalato a Natale dello scorso anno, ma, complice la pigrizia da lettrice in cui ero caduta nel 2016, non l'avevo ancora letto.
Quest'anno l'ho ripreso, anche perché mi sono ripromessa di leggere almeno 10 libri di quelli che attendono da anni di essere letti, prima di comprarne altri.
E quindi l'ho letto. E mi è piaciuto.
Non che mi abbia stravolto la pancia, che mi abbia emozionato particolarmente, però l'ho trovato molto scorrevole, semplice, adatto a riprendere il ritmo con la lettura.

Forse per i miei gusti ce n'erano un po' troppe, di storie, così tante che alla fine un po' si confondevano e un po', semplicemente, restavano narrate superficialmente. Avrei preferito meno argomenti, più approfonditi.

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