10 febbraio 2017

# Libri

Le mie ultime parole. Lettere dalla Shoah [a cura di Zwi Bacharach]

Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario. [Primo Levi]
Questo grido di Primo Levi  mi accompagna fedelmente, giorno dopo giorno, anno dopo anno. 

Nel mio piccolo cerco di essere anche io una testimone indiretta di quella strage, cerco di farlo scegliendo film che in certe scene non riesco a guardare; cerco di farlo leggendo libri che mi fanno venire i brividi e che non so leggere tutto d'un fiato.
Il fatto è che io posso chiudere gli occhi se un'immagine mi fa impressione, posso saltare una pagina se non voglio leggerla, ma settant'anni fa un intero popolo, insieme a tutti gli altri indesiderabili (disabili, oppositori politici, gay, malati di mente, slavi, dissidenti religiosi), non ha avuto alternativa.

Nel mio piccolo credo che sia necessario, obbligatorio direi, avvicinarci con rispetto verso le tante storie marchiate a fuoco, malnutrite, uccise, passate per il camino.
Sono convinta che vadano conosciute, soprattutto che si abbia bene in mente che uno sterminio del genere è stato possibile, proprio qui, nel cuore della nostra Europa: nato nella mente di un uomo, cresciuto tra le mani dei suoi fedelissimi, prosperato nell'indifferenza generale.

La memoria storica credo sia l'unico mezzo che abbiamo a disposizione per far sì che la storia non si ripeta. 
Quest'anno, nei giorni vicini al 27 gennaio, ho preso tra le mani un libro curato da Zwi Bacharach, ebreo nato in Germania, che sopravvisse ad Aushwitz e dedicò la sua vita alla memoria della Shoah

Il libro raccoglie le lettere delle persone che sapevano di morire da lì a poco. 
Persone che si ritagliano un ultimo istante per le ultime parole, indirizzate a figli mandati lontano, a genitori anziani, ad amici non ebrei che avevano provato a difenderli.
Ogni storia è una storia a sé: c'è chi chiede vendetta e chi continua a invocare l'amore; chi non sa più dove sia dio e chi riempie le sue ultime parole di preghiere; c'è chi continua a sperare che le voci che si sentono sui lager non siano vere e chi pensa che sarà la fine per tutto il popolo, che nemmeno un ebreo sopravviverà; c'è chi lascia il proprio testamento, chi chiede scusa, chi dichiara il suo affetto.

C'è solo un foglio bianco tra quelle persone e la morte.
Un foglio spesso rimediato, scritto e affidato al destino: lasciato cadere dal finestrino di un carro bestiame, incastrato in un muro, buttato a terra.
Un foglio in attesa di un gesto amico, che lo possa raccogliere e imbucare verso la giusta destinazione.

Riporto qui una lettera a testimonianza delle altre, la numero 69. È una lettera breve, l'appello di una madre ebrea lasciato accanto al figlio, che decise di abbandonare prima di essere uccisa, sperando così di salvarlo.

           Uomini pietosi,
           salvate il bambino, Dio vi ripagherà, non consegnate il bambino agli assassini!
          Ogni cosa verrà ripagata, egli ha due proprietà a Lukow, ogni cosa verrà ripagata.
          Abbiate pietà di questo disgraziato bambino!
          Questo chiede una madre che non ha potuto fare altro.
          La madre addolorata, H.P.

Chissà se quel bambino avrà incontrato un uomo buono.

A proposito di bambini ebrei, tra le autrici delle lettere del libro (della numero 57 nello specifico) c'è anche Gele Sekshteyn, una pittrice che si dedicò soprattutto ai loro ritratti, ritrovati sotto le rovine del ghetto di Varsavia (alcuni suoi dipinti li ho trovati intorno al minuto 2:30 di questo video).
La storia è stata questa, non sappiamo che cosa avremmo fatto noi in quel momento, ma di sicuro possiamo fare ancora molto oggi, non cedendo a facili populismi e a facili discriminazioni razziali. Siamo tutti esseri umani, è bene ricordarselo.

6 commenti:

  1. Brava! Mi è piaciuto molto il tuo post e le ultime parole "Siamo tutti esseri umani, e bene ricordarselo" mi accompagneranno nella lettura..

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    1. Grazie mille, felice week end! ♥

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  2. Io quest'anno mi sono regalata il DIARIO di Etty Hillesum...un intenso pugno allo stomaco.

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    1. Tutte queste letture sono pugni allo stomaco, ma necessari, secondo me.

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    2. Concordo!! Buona domenica!

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    3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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