12 maggio 2017

# Libri

Possa il mio sangue servire - Uomini e donne della Resistenza [Aldo Cazzullo]

C'è una canzone di Ligabue che ultimamente mi capita spesso di ascoltare, quando metto la riproduzione casuale, le cuffie e il contapassi. Succede che, durante le mie passeggiate in mezzo alla natura, mi faccia compagnia la storia di Luciano Tondelli, un ragazzo rimasto per sempre ragazzo, nella sua terra emiliana.
Ascolto le sue parole, quelle che Ligabue ha immaginato per lui, ascolto i suoi rimpianti e quel finale amaro, decisamente prevedibile viste le condizioni politiche attuali.
Voi non mi chiedete se rifarei tutto, ho smesso di farmi la stessa domanda. Qualcuno mi disse: "Ricorda ragazzo, la storia non cambia se tu non la cambi".
Luciano Tondelli è morto, a dieci giorni dalla Liberazione. È morto che non aveva nemmeno vent'anni. È morto per me, per noi, per la nostra libertà.
È morto come moltissimi altri, tra i monti e non solo.
Uomini, donne, ragazzi, ragazze, militari, sacerdoti, carabinieri.
Li ho conosciuti meglio quest'anno, grazie all'opera Possa il mio sangue servire di Aldo Cazzullo, che racconta di loro, delle loro vite normali stravolte dal fascismo e dalla guerra, racconta della loro scelta, del loro nascondersi, del loro combattere, delle loro catture, delle loro torture, delle loro morti.
Non è vero che, come dice il Tondelli di Ligabue, non c'era altra scelta da fare a quel tempo. C'è chi ha scelto di essere fascista e chi di essere partigiano. E guai a chi si appella a quello stupido Erano tutti assassini. No. C'è una linea netta tra chi combatteva per una causa giusta e chi invece no, e quella linea deve essere sempre, ogni anno, rimarcata, prima che la memoria si perda dietro discorsi retorici e insensati, svincolati completamente dalla storia.

È per la mia memoria che ogni anno leggo un pezzo di Resistenza, perché ogni anno ci si allontana di più e tutto si sfuma, venendo a mancare i testimoni diretti. Luciano Tondelli, e come lui moltissimi altri, non hanno potuto raccontare la loro storia, ma è grazie a loro che noi possiamo scrivere la nostra.

La gratitudine nei loro confronti è un dovere morale, per me.
Il 25 aprile è la nostra festa più importante, sono convinta che dovrebbe esserlo per tutti.
Sarebbe un limite pensare che penso quello che penso perché ho idee di sinistra. Sarebbe un errore relegare la Resistenza a un puro fenomeno comunista.
Chi fa della Resistenza questa lettura sbaglia.
Le storie quotidiane raccontate in questa raccolta di Cazzullo dimostrano proprio la grandissima vastità di persone che sono scese a compromessi, che hanno abbandonato i loro estremismi, pur di combattere il nazifascismo, pur di schierarsi dalla parte dei più deboli. Insieme.

La Resistenza ci ha insegnato la democrazia, ci ha fatto comprendere che, quando di base c'è trasparenza e onestà, si può collaborare anche tra chi ha idee completamente diverse e tirare fuori qualcosa di bello, bellissimo, se ci si rispetta.

La Costituzione è il frutto di quel compromesso antifascista, per esempio. Come ci ha detto Calamandrei la nostra Costituzione è nata dovunque è morto un italiano per riscattare la nostra libertà. Un italiano, un qualsiasi italiano.

A quegli italiani dobbiamo ispirarci. Come loro non dobbiamo lasciarci avvolgere dall'indifferenza. Non dobbiamo avere paura di credere che la storia possa essere anche nelle nostre mani.

Bisogna essere liberi per volerlo diventare. *
* La conclusione l'ho rubata a un post del blog di un politico che mi piace. Sì, lo so che va di moda dire che i politici sono tutti uguali e tutti fanno schifo allo stesso modo, ma a me invece Pippo Civati piace molto. La mia scelta politica è lui, da qualche anno a questa parte. Non urla, non manda tutti affanculo, non vorrebbe censurare nessuno, mi sembra coerente e, addirittura, e questo è proprio un fattaccio gravissimo, non si vergogna nemmeno di dire di essere di sinistra. Oh, roba da matti.

2 commenti:

  1. scarabocchi per me è stata fonte di ispirazione. volevo dirti di continuare a postare libri perchè ne abbiamo un immenso bisogno. Grazie, Carlotta <3

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    1. Che dolce il tuo pensiero, ti ringrazio infinitamente.
      A Scarabocchi (e ai libri) ho voluto, voglio e vorrò sempre, un gran bene. Chiuderlo è stato doloroso, ma tirarlo avanti come avevo fatto negli ultimi mesi/anni non mi sembrava giusto, soprattutto per l'affetto e il rispetto che nutrivo per "lui".
      Continuerò a scrivere anche di libri, qui. E soprattutto continuerò sempre a leggere.
      Buonanotte!

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