2 febbraio 2018

# Libri

Libri di gennaio // Ogni nostra caduta • Storia di una ladra di libri • Il rumore dei baci a vuoto

Il fatto è che voglio tornare a parlare di libri.
Il fatto è che una volta avevo un blog pseudo letterario in cui lo facevo e mi piaceva un sacco. 
Il fatto è che poi gli anni passano, le abitudini cambiano, gli impegni aumentano e a un certo punto sembra non ci si senta più a casa là dove si era stati così bene, fino a poco prima. 
Il fatto è che, così, un giorno si dà un taglio netto e si ricomincia altrove.
Avevo un blog letterario e sentivo crescere in me la voglia di condividere la mia parte creativa, ora ho un blog creativo che vedo crescere, con mia somma gioia, e sento tornare quella voglia di tramandare storie, come si faceva una volta nei paesini di campagna come il mio.
Sto in fase di ricerca. Vorrei da un lato trovare un modo originale e creativo per tornare a parlare di libri e dall'altro vorrei anche prendere i post che avevo scritto nel mio blog precedente e traslocarli qui. Mentre penso al come fare tutto ciò voglio comunque provare a tener traccia delle mie letture, ché altrimenti va a finire che le storie, poi, me le dimentico e non va bene. Per la serie fatto è meglio che perfetto (motto di Gioia Gottini che mi ripeto spesso) ecco i libri che ho letto in questo primo mese di 2018.

1) Ogni nostra caduta di Dennis Lehane.
Il libro è stato un dono per il mio compleanno. Si sa, regalare libri è sempre complicato, soprattutto quando dei miei gusti si sa solo che amo leggere di drammi e tragedie (detta così fa impressione, lo so).
Devo ammettere che la prima pagina del romanzo mi aveva già conquistata; sembrava infatti si parlasse di una donna, Rachel, alla quale era morta la madre all'improvviso prima che si decidesse a rivelarle finalmente l'identità del padre, ma non solo: Rachel era anche una donna che aveva appena ucciso il marito. Insomma, le premesse per una lettura da cardiopalma e lacrimucce c'erano per me, peccato che si siano mantenute vive soltanto per la prima parte del romanzo, fino poi a dissolversi completamente nel finale.
Ho trovato la storia troppo piena di troppe cose: una madre iperpresente, una madre che muore, un padre sconosciuto, una giovane donna in carriera, una giornalista spedita ad Haiti dopo il terremoto, una Rachel che non riesce a riprendersi dalle brutture che ha visto laggiù e fa saltare carriera, primo matrimonio e stabilità mentale. Be', direte voi a questo punto, non ti piacciono le storie drammatiche? Questa sembra esserlo, no? In effetti fino a quel punto lo era. Poi è intervenuto un nuovo marito, Brian, un personaggio che già avevamo conosciuto nella prima parte del romanzo.
La nuova love story tra Rachel e Brian sconvolge tutto, apre nuovi scenari e, praticamente, dà il via a un nuovo romanzo che con le prime cento e passa pagine non c'entra quasi niente.
Il libro è corposo e si lascia leggere bene, ma c'è dentro di tutto e alla fine a me è sembrato solo un'accozzaglia di svariate situazioni tragiche che però sfociano senza tanti intoppi nell'assurdo.

2) Storia di una ladra di libri di Markus Zusak.
Anche questo è stato un libro che mi è stato regalato, a dir la verità l'ho trovato nella calza della Befana. Era da un sacco di tempo che non mi trovavo davanti a un romanzo così. Non mi era mai capitato prima di leggere una storia narrata dalla Morte. È stata un'esperienza emozionante. Ho pianto. Da molto non piangevo per un libro.
La Morte ci racconta di quanto ha dovuto lavorare negli anni terribili della Seconda Guerra Mondiale, anni in cui gli uomini pensavano di andare incontro al nemico e invece, inevitabilmente, andavano sempre e comunque tutti incontro a lei. In più di un'occasione sfiora la giovane esistenza di una bambina tedesca figlia di una madre comunista, Liesel Meminger. È lei la ladra di libri. La Morte è stata la prima a scoprire la sua passione, la vede infatti raccogliere un libricino nero perso da chi aveva appena sepolto il suo fratellino, morto all'improvviso durante il viaggio in treno che li avrebbe dovuti condurre dalla loro nuova famiglia adottiva, dove solo Liesel arriverà.
Ad attenderla, in una via il cui nome significa "Paradiso", ci sono Hans e Rosa Hubermann, tedeschi non nazisti, poveri, ma tutto sommato in grado di donare una certa serenità alla piccola Liesel. È soprattutto il padre dagli occhi buoni e d'argento che ruba il cuore della bambina. Ci si affeziona subito, sarebbe impossibile non farlo. È lui che la consola quando di notte ha gli incubi, lui che le cambia le lenzuola quando fa la pipì a letto, lui che, soprattutto, le dà la chiave per entrare nel magico mondo dei libri, insegnandole a leggere e a scrivere, dandole quindi tutti i mezzi necessari per farla diventare una ladra di libri. Li ruberà da un falò acceso dai nazisti, li ruberà dalla biblioteca della moglie del sindaco. Li leggerà durante i bombardamenti agli altri rifugiati. Li salverà dal fuoco. Da loro si farà salvare la vita.
Il romanzo racconta anche la storia di una fisarmonica e di una promessa, di una cantina troppo bassa per difendersi dalle incursioni aeree, ma abbastanza grande per nascondere Max, ebreo figlio dell'uomo che salvò la vita di Hans durante la Grande Guerra.
È la storia di Rudy, di un bacio mille volte chiesto e mai ricevuto. È la storia di un ragazzo che avrà sempre i capelli color dei limoni e di un amore che non ha avuto il tempo di diventarlo.
È una storia col finale peggiore, o quasi. Un finale che non accarezza. Un finale che non è lieto. Un finale che fa piangere. La Morte, in quegli anni quaranta lì, ha avuto un gran da fare.

3) Il rumore dei baci a vuoto di Luciano Ligabue.
A differenza degli altri due questo libro l'ho comprato da sola. Per essere precisa l'ho comprato, insieme ad altri sei, in una libreria dell'usato bellissima di Aosta (questa qui). In mezzo a souvenir di legno, una tazza, matite e yo-yo, mi sono portata a casa dalle vacanze anche sette libri usati (e uno nuovo preso a Cogne), tra cui questo di Ligabue, che come cantante e come tipo di uomo mi piace assai. Come scrittore...ni. Il rumore dei baci a vuoto è un insieme di una decina di racconti, all'inizio così così, poi sempre più belli. Nell'insieme non mi ha dato e non mi ha tolto un granché, ma certamente l'immagine dei baci "a vuoto" mi verrà in mente tutte le volte che chiamerò la mia micia Clò. Quell'immagine mi è piaciuta molto, soprattutto perché pensavo che i baci a vuoto fossero quelli non ricambiati per un'altra persona e invece no: sono i richiami degli umani per i gatti. Bello.

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